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Pensieri tristi possono attraversare la nostra mente e questo è naturale quando perdiamo una persona che amiamo, oppure quando la vediamo soffrire per una malattia. Anche la mancanza del lavoro o perdite di beni materiali sono spesso motivo di sconforto. C’è però una malattia che spinge le persone ad essere tristi senza un valido motivo: è la depressione. La depressione ingigantisce i problemi, amplifica le incomprensioni e porta tristezza nel nostro animo. La persona depressa perde la capacità di reagire ai momenti difficili e cade in uno stato di torpore dal quale non riesce ad uscire. Siamo di fronte ad una malattia molto frequente, colpisce più le femmine che i maschi. Ci sono poi forme di depressione tipiche delle donne e gli uomini fanno fatica a comprendere: mi riferisco alla depressione dopo un parto o dopo un aborto, specie se spontaneo. E’ difficile entrare nei complessi meccanismi che spingono l’attività cerebrale a ripercorrere costantemente pensieri tristi. In queste persone, a volte, c’è un attimo di felicità, ma è come un lampo durante un temporale.

Nei depressi la malinconia turba i loro pensieri, questo è un evento che non sappiamo spiegare e forse non lo comprenderemo mai. La tendenza alla depressione la vedo come una delle differenze non sessuali tra uomo e donna. L’uomo, di solito, supera meglio i suoi momenti tristi. La donna tende ad interiorizzare il suo dolore, e questo si accresce sempre di più. Nel rapporto uomo/donna sono soprattutto gli uomini che devono per primi sospettare questa malattia nel partner. Come sempre un problema emerge e lo si può affrontare solo se lo si conosce e lo si sospetta al momento opportuno.

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Francesco Hayez: Malinconia. Olio su tela, cm 138x101,
Pinacoteca di Brera, Milano.

 

Malinconia è il titolo del quadro che qui presento ed è stato dipinto da Francesco Hayez (1791-1882). E’ un pittore di chiara fama; è il grande pittore del romanticismo italiano. Egli ha dipinto numerosi quadri, alcuni anche in più versioni. Ha sempre trattato i temi tipici del romanticismo: l’amore, la pittura di storia, il ritratto, il carattere dei soggetti e anche gli ideali risorgimentali. Come tutti gli esponenti del romanticismo si è impegnato ad analizzare l’animo umano, soprattutto il ricordo, le difficoltà interiori e anche, come in questo capolavoro, la malinconia.

L’analisi introspettiva è il motivo dominante delle figure ritratte dal pittore milanese d’adozione Hayez. Il quadro di oggi lo dimostra. Gli occhi sono caratterizzati da un lieve strabismo, che ritengo voluto dall’artista. Occhi che guardano qualcosa che non c’è … si perdono nel vuoto della malinconia. I capelli sciolti, l’assenza di gioielli, i vestiti slacciati, le mani accostate e prive di vigore sono altri elementi che esprimono trascuratezza e un profondo malessere. Hayez è andato oltre, ci sono anche aspetti non figurativi che concorrono ad evidenziare i problemi psicologici della donna. Il colore grigio cupo domina l’ambiente e, in basso a sinistra, c’è una composizione floreale. Questa presenta due caratteristiche: vediamo un giglio e altri fiori nel loro splendore, mentre altri stanno per appassire e alcuni petali sono caduti. Un richiamo evidente ai pensieri malinconici che percorrono la mente della donna.  
Il dipinto è datato tra il 1840 e 1841, sappiamo che i milanesi erano in fermento perché non sopportavano la dominazione austriaca. Hayez è stato un sostenitore dell’unità d’Italia e forse, nella composizione di sinistra si può intravedere un richiamo alla futura bandiera: il bianco di alcuni fiori, il verde delle foglie, il rosso del vaso e di altri quattro fiori. Di questo quadro ne esistono due versioni, entrambe si trovano nella pinacoteca milanese di Brera.

Il problema esistenziale della malinconia è molto importante. “Il pericolo maggiore che possa temere l'umanità … è quella malattia spirituale, la più terribile, perché il più direttamente umano dei flagelli, che è la perdita del gusto di vivere.” Così scrisse Pierre Teilhard  de Chardin (1881 – 1955), gesuita e filosofo francese, per definire la malinconia. Le stesse parole sono state scritte col linguaggio universale della pittura cento anni prima da Francesco Hayez.

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Diagnosi & Terapia n. 2 anno 2019 - pag. 43. La rivista è visibile al sito  w w w.det .it

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