Questo è un articolo scritto nell'estate del 2019 ed è stato pubblicato nel mese di novembre 2019 sulla rivista Diagnosi & Terapia; quando scrissi l'articolo l'epidemia da coronavirus era sconosciuta.

LA  PESTE  A  FIRENZE  NEL  1630

Le malattie infettive sono state un autentico dramma sociale fino alla seconda guerra mondiale. La vera rivoluzione sanitaria degli ultimi ottanta anni è rappresentata dagli antibiotici e dai vaccini. Per i giovani medici molte malattie sono solo vecchi racconti che si leggono nei libri di medicina.

Il quadro che presento è opera di un pittore che non conosciamo, è evidente che rappresenta la piazza del Duomo di Firenze nel 1630.

Come molti quadri che scelgo per questa rubrica i richiami storici sono palesi. L’opera in oggetto è una fotografia del tardo rinascimento. Siamo a Firenze, nella piazza accanto al campanile della chiesa di Santa Maria delle Grazie, progettato da Giotto tre secoli prima.

Molte persone si muovono in questa piazza nel tentativo di frenare il contagio della peste. Purtroppo i presidi sanitari del tempo erano poco efficaci. Non c’era una terapia, l’unica cosa che si faceva era allontanare i cadaveri per seppellirli o bruciarli.

Al centro ci sono due uomini che per mezzo di una barella con coperchio stanno trasportando un cadavere. Sono preceduti da un  servitore che suona un campanello per avere libero il passaggio. Davanti a loro non ci sono persone. Si vede alla loro destra un uomo vestito di nero che si porta una mano al naso, per evitare di respirare aria che potrebbe essere infetta.

anonimo la peste a Firenze nel 1630 trasporto salma

Al centro del quadro una scena che sicuramente si sarà ripetuta altre volte. Un uomo moribondo, un medico (lo si riconosce per l’abito rosso) gli tasta il polso e cerca di assisterlo. Accanto ci sono due monatti, con una barella, che aspettano che il medico dichiari la morte per poter trasportare la salma.

la peste a Firenze nel 1630 monatti

 

Siamo nel XVI secolo e la sopravvivenza era affidata al sistema immunitario del singolo individuo. Nello specifico la situazione che il pittore ha messo in primo piano era ancor più drammatica, perché l’uomo sta morendo in piazza. Il moribondo, per l’abito che indossa, sembra essere una persona di ceto medio-alto. Forse una crisi improvvisa lo ha colto proprio mentre passeggiava in piazza del Duomo.

 

Sotto il profilo tecnico il pittore si esprime con chiarezza, conosce la prospettiva in una modalità che definisco intuitiva. Non c’è un’accurata applicazione di quelle regole che i grandi maestri del rinascimento avevano perfettamente codificato; però il risultato finale è apprezzabile.

anonimo la peste a Firenze nel 1630

Vedo questo quadro come un’immagine di vita reale al tempo della peste fiorentina.

Noi non possiamo far altro che ringraziare tutti gli uomini che con le loro geniali intuizioni hanno bloccato la diffusione delle gravi malattie infettive. E’ proprio grazie agli sforzi di pochi uomini che oggi possiamo parlare della peste come di un fenomeno che la nostra memoria ha cancellato.

L’arte vive per sempre. I quadri storici come questo ci insegnano a non dimenticare e ci fanno riflettere sulle difficoltà esistenziali che i nostri antenati hanno dovuto superare.

Carlo Govoni

 2019 9 peste firenze 1630 carlo govoni

 Rivista Diagnosi & Terapia, anno XXXVIII n.9 - pag.43

 

Nel mese di Febbraio 2020 qualcosa è cambiato. Se dovessi riscrivere oggi quell'articolo modificherei qualcosa. Ho scritto che "La vera rivoluzione sanitaria degli ultimi ottanta anni è rappresentata dagli antibiotici e vaccini. Per i giovani medici molte malattie sono solo vecchi racconti che si leggono nei libri di medicina." E' vero che abbiamo fatto progressi, ma di fronte a malattie importanti i medici e il sistema sanitario dimostrano la loro fragilità. E' innegabile il progresso in ambito sanitario, ma la potenza della natura, la forza delle malattie infettive è ancora grande.
Riporto la cronistoria dei primi tre giorni di infezione da nuovo coronavirus (Covid-19 è il suo nome scientifico) in Italia. 

21 Febbraio 2020, venerdì. Un primo caso di infezione da nuovo coronavirus è stato segnalato in Italia, è un uomo di 38 anni ricoverato all'ospedale di Codogno, provincia di Lodi. E' un maschio originario di Castiglione d'Adda e lavora a Casalpusterlengo (sempre in provincia di Lodi). Nei giorni precedenti al contagio aveva cenato con un manager di Fiorenzuola d'Arda che era appena rientrato dalla Cina, ma si scoprirà che questo dirigente non è stato lui a "importare" il virus. Nelle prime tre settimane di febbraio il trentottenne ha giocato al calcio, ha fatto una gara podistica, ha partecipato ad altre cene con amici e colleghi.
Alle ore 18 si capisce che il virus è ben presente nella zona di Codogno: risultano positivi la moglie, i clienti di un bar, un amico e alcuni sanitari dell'ospedale. I responsabili della sanità nazionale prendono coscienza che il virus si è già esteso, vengono segnalati altri due casi a Vo' Euganeo (prov. di Padova). Poco prima della mezzanotte all'ospedale di Schiavonia (prov. di Padova) muore un 77enne. E' evidente che ha diverse patologie, ma è anche affetto da infezione da coronavirus.
Alla fine di questo primo giorno i contagiati sono 17 e vivono in due zone diverse e c'è la prima persona morta per questa epidemia.  

22 Febbraio 2020, sabato. C'è l'estensione dei contagi. Ci si rende conto che il coronavirus non è un fenomeno che interessa solo la città di Wuhan e le persone che provengono da quella zona, ma è ben presente in Lombardia e Veneto. Si bloccano le attività sportive e in particolare il calcio dei professionisti. Viene bloccata la circolazione delle persone nelle due zone focolaio. Per decreto ministeriale vengono definite "zone rosse" e chi vive in quei posti non potrà più entrare e uscire. Alla fine della giornata i contagiati sono 76 e ci sarà un seconda vittima: una donna di 77 anni di Casalpusterlengo (Lodi).

23 Febbraio 2020, domenica. Si ripetono le disposizioni per fronteggiare la diffusione. Scuole chiuse, bar chiusi dopo le 18 in molte città del nord, sospese le manifestazioni sportive, sospeso il carnevale di Venezia. La gente pensa a chiudersi in casa: i supermercati sono presi d'assalto. Alla fine della giornata il numero delle persone positive supera le centocinquanta. All'ospedale di Crema c'è il terzo morto: è una donna anziana affetta da tumore e verosimilmente l'infezione da coronavirus ha fatto precipitare le sue già precarie condizioni di salute. I contagiati sono 152. Di questi 112 contagiati in Lombardia (con due decessi); 22 casi in Veneto (con un decesso); 9 casi in Emilia-Romagna; 3 in Piemonte; 3 in Trentino Alto-Adige e 3 nel Lazio. 

 

Questa in sintesi è la cronaca dei primi tre giorni dell'epidemia. Gli sforzi fatti dai politici ed anche da parte dei cittadini sono tanti. Tutti dispensano decaloghi di comportamento, ma il coronavirus continua a diffondersi ugualmente. Pensiamo a quello che è accaduto a Firenze nel 1630; la situazione attuale è molto diversa? Non abbiamo una descrizione così dettagliata dell'inizio della peste fiorentina. Pensiamo che in un periodo dove i presidi sanitari erano scarsi, i disinfettanti poco efficaci, non c'erano antibiotici e nemmeno vaccini, la peste si diffuse rapidamente tra le persone. La peste era un infezione batterica, ben diversa dal nuovo coronavirus. Contro le infezioni virali abbiamo pochissime armi. Non sappiamo con certezza come i fiorentini sopravvissero alla peste. Sappiamo che le malattie infettive perdono aggressività o verosimilmente i guariti acquistano una sorta di immunità. E' troppo presto per prevedere quale scenario ci aspetta. Il quadro di questo anonimo pittore ci dice che i nostri antenati hanno dovuto superare difficoltà esistenziali enormi, erano disarmati. Anche noi siamo poco armati, dovremo vivere alla giornata e cercare razionalità nei nostri comportamenti. STARE CHIUSI IN CASA, RIDURRE I CONTATTI UMANI ALLO STRETTO INDISPENSABILE sono le armi più efficaci.

 

 Se sei interessato all'arte e alla salute in questa sezione potrai trovare altri articoli:
- Un animale per amico del pittore Gaetano Bellei

 

- Salute e felicità sono sinonimi?

 

- La chiesa di Santa Maria della Salute da un quadro di Antonio Canal - Chiesa costruita dai veneziani per ringraziare la Madonna per essere sopravvissuti alla pestilenza del 1630. La stessa che colpì Firenze, Milano, molte città dell'italia settentrionale, la Svizzera e altre città europee.